La consapevolezza della vulnerabilità

In occasione della giornata mondiale della salute mentale si stima che le malattie mentali siano la principale causa di disabilità nel mondo con maggior rischio nelle fasce piu giovanili con 1 adolescente su 7 tra i 10 e i 19 anni affetto da un distrurbo mentale diagnosticato.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce il concetto di salute come: “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale”. In parole semplici:non esiste il concetto “salute” senza consapevolezza di salvaguardia del benessere psichico. Il proprio benessere psichico dovrebbe essere riesaminato in termini di priorità, anche in considerazione delle conseguenze e delle evidenze scientifiche ad oggi disponibili.
Le persone affette da disturbi mentali sperimentano tassi di disabilità e di mortalità più elevati rispetto alla media. Il termine “comorbidità” indica la presenza contemporanea nello stesso soggetto di due o più malattie, riconsiderando ancora una volta il discorso sulla “salute mentale” come centrale. Ad esempio, persone con depressione maggiore e schizofrenia hanno un rischio maggiore del 40-60%, rispetto al resto della popolazione generale, di comorbidità come: cancro, malattie cardiovascolari, diabete o infezione da HIV e suicidio.
In Europa, l’OMS considera i disturbi mentali come la principale causa di disabilità e la terza causa principale di malattia, dopo le malattie cardiovascolari e i tumori, di cui ne predispongono l’insorgenza (ad esempio è stato dimostrato che la depressione può causare una predisposizione all’infarto del miocardio).
Questi disturbi si manifestano in entrambi i sessi e in tutte le fasce d’età. Durante l’infanzia, i più frequenti sono: la disabilità intellettiva e i disturbi dello spettro autistico; quelli più comuni durante la fase adulta sono invece i disturbi depressivi, ansiosi e la schizofrenia, interessando fino al 10% della popolazione generale, passando dalla 13esima causa di disabilità nel 1990, al sesto posto dei nostri tempi.
Dati allarmanti riguardano soprattutto le fasce più giovanili. Nei paesi occidentali 1 adolescente su 7 tra i 10 e i 19 anni convive con un disturbo mentale diagnosticato ed il suicidio è diventata la seconda causa di morte fra gli adolescenti fra i 15 e i 19 anni, addirittura dopo gli incidenti stradali.
Aspetti relazionali soggettivi e inter-soggettivi dell’individuo umano vengono frequentemente sottovalutati e sminuiti, un tema così importante che troppo spesso viene considerato marginale.
Come è possibile?
Se pensiamo che vivere con una condizione di disabilità mentale rende più difficile proseguire gli studi o rientrare nel mondo del lavoro, integrarsi ed essere accettati dalla società, ci accorgiamo che il problema è molto più ampio e costantemente fonte di discriminazione ed emarginazione.
La pandemia di COVID-19 ha avuto un forte impatto sulla salute mentale delle persone. Il peggioramento dello stato di salute mentale della popolazione nel corso del 2020-21 ha reso le prestazioni del sistema di salute mentale più importanti che mai, tant’è che il “World mental health report: Transforming mental health for all” (documento pubblicato dalla WHO nel 2022) ha fornito una completa e aggiornata valutazione attuale della salute mentale, determinando un’indicazione dei percorsi e delle strategie che dovrebbero essere prioritarie per garantire le trasformazioni che in ambito di salute mentali vengono definite “urgenti e necessarie”. Indicatori specifici e nuove opzioni di implementazione, erogazione dei servizi di salute mentale integrati, strategie di promozione e prevenzione, potenziamento di ricerca ed evidenze scientifiche sono tutti obiettivi perseguibili ed esplicitati. Inoltre, il nuovo approccio proposto riconosce un ampiamento degli orizzonti, non riguardati soltanto l’ambito della salute mentale in senso stretto, ma interessa significativamente anche ambiti come l’istruzione, la digitalizzazione, l’occupazione, la ricerca, lo sviluppo urbano, l’ambiente e il clima.
Occorre quindi ripensare il concetto di “vulnerabilità umana” da cui rintracciare la causa dei disturbi mentali, in combinazione con fattori ereditari e fattori stressanti. Accanto ai termini di multifattorialità genetica, sempre più spesso si parla di resilienza, come la capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà. E la capacità di affrontare, resistere e riorganizzare in maniera positiva, non può che passare attraverso una riflessione consapevole di cui il nostro funzionamento psicosociale, vale a dire le nostre interazioni sociali, ne sono quotidianamente prova, testimonianza del tangibile binomio fragilità-unicità umana.
Bibliografia:
- http://www.salute.gov.it
- http://www.who.int
- http://www.iss.it
- Rapporto Mondiale dedicato alla salute mentale “World mental health report: Transforming mental health for all”, WHO 2021
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